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Amarcord Mundial, il neo grifone Oddo racconta: “Quella proposta indecente di Lippi…” (video)

Un retroscena poco noto, che si trova in un libro e in uno speciale tv sulla vittoria del 2006: di quella comitiva il neo allenatore del Perugia era soprattutto il… barbiere.

Ne parla nel libro “La nostra bambina” scritto da Fabio Cannavaro con Alessandro Alciato.  E lo ricorda anche nell’intervista video (che riproponiamo) per lo speciale di “Sfide” sulla vittoria mondiale del 2006.

Ho sempre tenuto in maniera particolare all’immagine, mi piace essere ordinato. Qualcuno mi ha visto, nel bagno della mia stanza, e da quel momento il passaparola è stato devastante. Un pomeriggio, si è fatto avanti Gattuso. È stato lui il primo“, racconta Massimo Oddo ricordando come, di quella spedizione, più che il terzino destro, divenne ben presto il barbiere ufficiale.

Il problema è che poi la voce si è sparsa: “Buffon ha chiesto un’aggiustatina, Gilardino e Perrotta hanno voluto un taglio completo. Anni e anni di carriera buttati al vento. Comunque, li ho accontentati. Ogni tanto qualcuno bussava alla porta della mia camera, entrava capellone e usciva rasato. Solo uno rimaneva alla larga: Camoranesi”.

Non lo lasciavano più vivere. Dai cuochi al proprietario dell’albergo che ci ospitava, il ritornello era sempre lo stesso. Finché un giorno, per evitare quelle rotture, dopo la mia ennesima richiesta, l’ha buttata lì: “Mi lascerò tagliare il codino solo se vinceremo il Mondiale“.

A quel punto, anche Lippi aveva iniziato a prendermi per il culo. Prima della partita contro l’Ucraina, nei quarti, mi si è avvicinato con un’espressione serissima: «Massimo, te la senti?». «Certo che me la sento, mister.» Mi sono illuminato, chi rifiuterebbe di partire titolare in una partita dei Mondiali? «Te la senti davvero?». «Sì mister, sì! Sono qui per questo!». Ero carico a mille.«Sai, Massimo, perché ho dei riccioli che mi danno fastidio…». Il vaffanculo non gliel’ho detto, ma l’ho pensato. Il resto è storia, compreso Camoranesi seduto sullo sgabello di un fotografo, piantato nel bel mezzo dell’Olympiastadion, mio prigioniero. Ho tenuto il suo ciuffo per un po’ in mano salvo perderlo quando mi sono lasciato prendere la mano dalle birre nello spogliatoio”.

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